SCUOLE DI VIDEOGIOCHI: COME EVITARE LE FREGATURE

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È da un bel po’ di anni ormai che in tutta Italia (e non solo) proliferano scuole e corsi che promettono di far diventare i propri studenti game developer, game designer, creatori di videogiochi, scippatori di emozioni, tessitori di sogni, e chi più ne ha più ne metta.

Purtroppo la fregatura è sempre dietro l’angolo, anche perché si tratta di una materia priva di regolamentazioni precise e di organi ufficiali di controllo, e se già il valore di certi corsi universitari a volte è discutibile, nonostante facciano capo al ministero dell’istruzione, figuriamoci quindi che si può trovare laddove, come nel caso del gamedev, non è formalmente richiesta nessuna qualifica per diventare insegnanti, istruttori, professori, maestri di vita, cinture nere di C++, e così via.

In teoria si potrebbe fare una classifica dei corsi migliori e peggiori presenti sul territorio nazionale, ma l’esperienza insegna che farlo significherebbe esporsi a malumori, polemiche, ritorsioni e a volte anche a minacce di querele e azioni legali da parte dei diretti interessati, e dato che GameLoop è un progetto portato avanti per hobby nel (poco) tempo libero, meglio astenersi.

Quello che però possiamo fare è stilare un elenco di semplici “consigli della nonna” che tutto sommato sono banalità, ma la cui scrupolosa osservanza può aiutare nell’evitare di incappare in fregature che facciano sprecare soldi e tempo.

Quando dovete valutare una scuola di videogiochi dunque…

INFORMATEVI SU CHI C’È DIETRO LA SCUOLA

Andate sul sito della scuola o del corso e vedete chi sono i direttori, chi sono i docenti, e soprattutto cosa fanno e cosa hanno fatto.

Cercate riscontri delle robe scritte nei curriculum e nei profili dei vari responsabili! Se il tale docente ha scritto di aver lavorato al tal gioco, verificate che ci abbia lavorato davvero, e che l’abbia fatto nel ruolo che ha messo a curriculum. Se viceversa cercando il nome del docente trovate che ha lavorato al tal gioco nel tal ruolo, ma non trovate la cosa citata nel suo curriculum, cercate di capire perché non ce l’abbia messo.

Campanelli d’allarme: la scuola non ha un sito? Ce l’ha ma non si riesce a trovare chi la dirige, chi ci insegna, come sono organizzati i corsi? Si riescono a trovare tutti i componenti dell’organico, ma poi le loro qualifiche ed esperienze non trovano riscontro in ulteriori ricerche? Diffidate!

NON SEMPRE IL GRANDE CALCIATORE È ANCHE UN GRANDE ALLENATORE

C’è da dire che non necessariamente un bravo developer poi sarà anche un bravo insegnante, e viceversa. Magari il grande coder poi non ha la pazienza di spiegare i rudimenti della programmazione ai principianti, e viceversa chi riesce a essere chiaro e conciso nelle spiegazioni, magari non ha a curriculum chissà che progetti in ambito gamedev.

Per ovviare a questo problema…

CERCATE I PARERI DI STUDENTI ED EX-STUDENTI

Alcune scuole si fregiano con orgoglio del portfolio dei loro ex-studenti, partecipano a jam ed eventi con lavori che tutti possono valutare e giudicare, prevedono progetti in interim e di fine anno o fine corso con cui far concretizzare agli studenti le nozioni apprese.

Gli ex-studenti della tale scuola hanno trovato lavoro nell’industria? Hanno prodotto giochi di qualità? O sono spariti da ogni radar una volta finita l’esperienza formativa? Nota a margine: non concentratevi solo sui casi di successo! Se possibile fate ricerche sia su chi “ce l’ha fatta”, sia su chi invece non ha ottenuto i risultati sperati.

DOVE INFORMARSI: SOCIAL, FORUM, GRUPPI, OPEN DAY

Ovviamente il primo strumento da usare per recuperare informazioni è Google, ma cercate anche nei social se esistono gruppi e forum formati dagli studenti della scuola che vi interessa, e se possibile chiedete ai diretti interessati. Cercate sempre più pareri, possibilmente sia positivi che negativi, in modo da farvi un quadro il più completo e articolato possibile.

In generale, se possibile chiedete anche nei gruppi di gamedev in generale sui social e non: molte cose che in pubblico non vengono dette spesso invece sono di dominio pubblico negli ambiti più informali.

In più, alcune realtà organizzano periodicamente degli open day dove si possono conoscere docenti, studenti e aspiranti, e magari assistere a lezioni e workshop “dal vivo”: è un’occasione per “toccare con mano”, farsi un’idea delle persone, e ovviamente fare tutte le domande del caso (non siate timidi! alla fine siete voi che pagate, e spesso neanche poco, per cui un po’ di sano scetticismo ci sta).

VALUTARE LE STATISTICHE SULL’IMPIEGO POST-FORMAZIONE

Ci sono istituzioni, in particolar modo universitarie, che tendono a rilasciare informazioni sullo stato di impiego degli ex-studenti: quanti stanno lavorando, quanti no, dopo quanti anni hanno trovato lavoro, quanti sono finiti nell’ambito per cui hanno studiato, quanti no, e così via.

La presenza di queste statistiche è un segno di qualità, e anche se non sono disponibili pubblicamente chiedere è sempre lecito. Ovviamente chiedere all’oste com’è il vino non è sempre la strategia migliore, per cui integrate sempre con le altre fonti di informazioni di cui abbiamo già parlato!

I CORSI BREVI? DA VALUTARE CON ATTENZIONE

È ovvio che non si potranno mai sviluppare determinate skill, che normalmente richiedono anni di studio e pratica, in corsi che durano magari pochi mesi. Ciò non significa che dei percorsi di formazione più brevi e intensivi non possano avere la loro utilità.

Ad esempio, un crash course su un determinato engine può tornare utile a chi ha già delle basi in ambito informatico, mentre per chi parte completamente da zero magari servono prima cose più di base. Idem un corso di modellazione 3D: servirà a poco a chi non sa neanche tenere una matita in mano.

D’altro canto però, anche per chi parte proprio da zero un corso breve che sia eminentemente introduttivo può essere un’ottima base da cui partire per poi continuare l’approfondimento una volta terminato. Basta che in quel caso però non puntiate a diventare delle superstar a corso finito, e che vi rendiate conto che si tratta solo di un primo passo!

In ogni caso, valutate sempre con attenzione la proposta formativa, e come scritto sopra informatevi su chi dirige e chi insegna, e raccogliete informazioni da e su studenti ed ex-studenti.

LE PARTNERSHIP? NON SEMPRE SINONIMO DI QUALITÀ

A volte si trovano corsi e scuole che hanno un sacco di partnership con realtà riconosciute e autorevoli: università, software house, enti pubblici, e così via. Ovviamente va sempre controllata l’effettiva veridicità della cosa, e va anche fatto un ragionamento su cosa questa partnership comporti nella pratica: per mettere il logo della tale azienda nel sito della mia scuola ho dovuto passare dei controlli rigorosi e puntuali, o si è trattato di una pura formalità?

NOMI DI RICHIAMO E POSSIBILITÀ DI NETWORKING

Stessa storia per gli endorsement di personaggi più o meno conosciuti e autorevoli: possono essere garanzia di qualità, come possono essere semplici nomi buttati lì in maniera più o meno pretestuosa. Prestate particolare attenzione quando questi nomi sono presenti nell’organico della scuola o del corso, e verificate quanto e come siano effettivamente coinvolti nell’istituto: controllate con i programmi dei corsi quali e quanti insegnamenti hanno, e chiedete ovviamente informazioni a studenti ed ex-studenti a riguardo della loro effettiva presenza.

Attenzione però: scuole e corsi sono anche (e a volte soprattutto) occasioni per fare conoscenze e networking, e anche se il personaggio riconosciuto non fa effettivamente lezione tutti i giorni, ciò non toglie che anche una sua presenza sporadica potrebbe (sottolineiamo il potrebbe) aprire lo spiraglio di un’incontro, una proposta, una conoscenza. L’importante ovviamente è sapere da prima se tale personaggio riconosciuto vi farà effettivamente lezione tutti i giorni, o se invece avrete occasione di incontrarlo solo sporadicamente.

I POST SUI BLOG, GLI ARTICOLI SUI SITI, I VIDEO SU YOUTUBE: DA PRENDERE CON LE PINZE

Periodicamente si trovano su blog, siti e YouTube servizi che descrivono questa o quella scuola, questo o quel corso: spesso si tratta di pezzi scritti su commissione, e quindi da interpretare in un’ottica pubblicitaria. A volte non è neanche specificato che si tratti di pezzi sponsorizzati, e a volte neanche lo sono, ma magari comunque i toni sono sempre tra il neutro e il positivo, per tutta una serie di motivi ed equilibri che vanno dal mantenimento di determinati rapporti personali e professionali, alla volontà di evitare quelle rogne e quelle seccature che potrebbero far seguito a eventuali stroncature.

Per questo prendete con molta cautela queste fonti di informazione, e integratele sempre con quelle più dirette di cui abbiamo già detto: per ogni scuola e corso cercate chi organizza, chi insegna, chi ci studia e chi ci ha studiato, chiedete direttamente alle persone, e ovviamente quanto più informale sarà la conversazione, tanto maggiore sarà la possibilità di ricavare dati genuini.

CAPITE BENE COSA VOLETE FARE PRIMA DI INIZIARE QUALSIASI CORSO

Molti partono con idee più o meno bislacche e/o romanticizzate su ciò di cui si occupano i vari componenti di un team di sviluppo: l’esempio classico è quello del game designer che viene visto comunemente come quello che “scrive la storia”, quando in realtà al 99% deve occuparsi di far filare in modo liscio tutte le componenti del gameplay.

Non è tanto “descrivi l’epica entrata in scena del boss finale in modo da lasciare a bocca aperta grandi e piccini”, ma “spiega perché il boss finale ti toglie 10 punti di energia invece di 11 col colpo X, e come questo si relaziona a tutte le altre meccaniche di gioco”.

Tutte le figure coinvolte nel game development hanno questo lato “glamour” dipinto solitamente da gente esterna alla professione (o che cerca di rendere attraenti i corsi che vende), ma poi c’è sempre la realtà fatta di duro lavoro e di robe noiose, che uno può riuscire a sopportare solo quando poi effettivamente quello che fa gli piace.

Perciò, prima di iscrivervi a un corso di qualsiasi cosa, cercate di capire prima cosa si faccia DAVVERO nell’ambito che vi interessa, altrimenti rischiate di mettervi su strade che ben presto perderanno di ogni attrattiva (anche se, va detto, sperimentando c’è sempre la possibilità di scoprire nuove passioni e nuove attitudini, ma magari cercate di sperimentare in maniere più economiche che con corsi da migliaia di euro a botta).

PASSIONE NON SIGNIFICA “MI PIACCIONO I VIDEOGIOCHI”

Soprattutto diffidate di chi vi promette di imparare in maniera facile e veloce! Non esiste “facile e veloce”, esiste ciò che ci appassiona e per cui siamo disposti a impegnarci e fare sacrifici!

E “passione” in ambito videoludico non significa “minchia gioco da quando sono bambino mi piacciono troppo i videogiochi”, significa “se sposto questo pixel in questo livello va meglio, ma poi devo rivedermi tutti i livelli del gioco”, significa “ho buttato una settimana a fare quest’animazione, ma col nuovo sistema di gioco devo buttarla e devo pure rifare tutte le altre”, significa “voglio far fare questa cagatina al mio personaggio, ma per fargliela fare devo studiarmi paginate di documentazione e imparare cose e dettagli che non mi interessano”, e altre piacevolezze simili.

Sono tutte robe che si sopportano e in cui uno si infila solo se dietro c’è una motivazione forte, e se si entra nel magico loop del “sì fare questa cosa mi fa cagare, ma ogni piccolo traguardo mi dà soddisfazione per cui proseguo passo dopo passo”.

C’È LA POSSIBILITÀ DI STARE IN UN AMBIENTE LAVORATIVO “VERO”?

Alcuni corsi sono puramente teorici e va bene, altri prevedono la realizzazione di progetti “veri” in itinere o a fine corso, e altri ancora forniscono la possibilità di fare tirocini più o meno professionalizzanti in ambienti di lavoro più o meno “protetti”.

Quest’ultima possibilità è ovviamente da mettere sul piatto della bilancia se si è interessati a inserirsi nel mondo del game development in maniera “vera”: una cosa sono i progetti da forum dove si è in cinquanta e ognuno ci lavora quando può e alla fine se non se ne fa niente non muore nessuno, un’altra lavorare con scadenze e milestone da rispettare, magari con colleghi, capi e clienti più o meno imbecilli e con cui però tocca avere a che fare, e così via.

Potete essere i migliori sviluppatori del mondo quel giorno che vi svegliate freschi e riposati e avete l’ispirazione a mille, ma come siete tutto il resto del tempo? Come ve la cavate quando arriva il capo (perché potrebbe capitarvi di avere un capo vero, non l’amico che fa da semplice coordinatore del progetto) che vi dice che quella cosa che normalmente richiede una settimana la dovete fare entro ieri? Riuscite a resistere alla pressione?

Ovviamente questa non vuole essere un’apologia dei capiufficio imbecilli, ci mancherebbe, però mettersi alla prova in un ambiente lavorativo “vero”, dove non esiste il “lo faccio dopo tanto che fa”, e dove magari c’è lo spettro di penali salatissime e quant’altro, può essere un’esperienza istruttiva e che può aiutare a controbilanciare il pericolo (sempre dietro l’angolo) del lassismo che normalmente assale quando si è “imprenditori di sé stessi”.

TL;DR

Prendete sempre le informazioni pubbliche e ufficiali col beneficio del dubbio e verificatele per quanto possibile, verificate chi sono le persone che gestiscono i corsi e cosa hanno fatto, cercate le testimonianza di studenti ed ex-studenti, e Google è vostro amico!

CONCLUSIONI

Alla fine questi sono tutti consigli della nonna, che valgono anche al di là del caso specifico dei corsi di gamedev, e possono essere applicati anche alla scelta di qualsiasi altro tipo di scuola, della palestra, del detersivo di fiducia, della suoneria del cellulare, e così via.

Tuttavia le cose più banali e scontate a volte sono le prime a cui non si dà peso! Per cui meglio rischiare un avvertimento inutile in più che non una decisione presa con tutte le dovute cautele in meno.

Ovviamente se avete altre indicazioni, ripeto sempre generali e senza fare classifiche di buoni e cattivi perché poi si finisce con l’impelagarsi in storie tese da cui non si esce più, scrivete pure qui sotto, così aggiorno questa “guida” e la teniamo a riferimento per tutti quelli che volessero cimentarsi in qualche “corso di videogiochi”. :)

bravo Bruno, i consigli “della nonna” sempre i migliori. sottoscrivo tutto, non mi sento di aggiungere nulla, mi sembra una disamina più che completa.

aggiunti tre punti

CAPITE BENE COSA VOLETE FARE PRIMA DI INIZIARE QUALSIASI CORSO

Molti partono con idee più o meno bislacche e/o romanticizzate su ciò di cui si occupano i vari componenti di un team di sviluppo: l’esempio classico è quello del game designer che viene visto comunemente come quello che “scrive la storia”, quando in realtà al 99% deve occuparsi di far filare in modo liscio tutte le componenti del gameplay.

Non è tanto “descrivi l’epica entrata in scena del boss finale in modo da lasciare a bocca aperta grandi e piccini”, ma “spiega perché il boss finale ti toglie 10 punti di energia invece di 11 col colpo X, e come questo si relaziona a tutte le altre meccaniche di gioco”.

Tutte le figure coinvolte nel game development hanno questo lato “glamour” dipinto solitamente da gente esterna alla professione (o che cerca di rendere attraenti i corsi che vende), ma poi c’è sempre la realtà fatta di duro lavoro e di robe noiose, che uno può riuscire a sopportare solo quando poi effettivamente quello che fa gli piace.

Perciò, prima di iscrivervi a un corso di qualsiasi cosa, cercate di capire prima cosa si faccia DAVVERO nell’ambito che vi interessa, altrimenti rischiate di mettervi su strade che ben presto perderanno di ogni attrattiva (anche se, va detto, sperimentando c’è sempre la possibilità di scoprire nuove passioni e nuove attitudini, ma magari cercate di sperimentare in maniere più economiche che con corsi da migliaia di euro a botta).

PASSIONE NON SIGNIFICA “MI PIACCIONO I VIDEOGIOCHI”

Soprattutto diffidate di chi vi promette di imparare in maniera facile e veloce! Non esiste “facile e veloce”, esiste ciò che ci appassiona e per cui siamo disposti a impegnarci e fare sacrifici!

E “passione” in ambito videoludico non significa “minchia gioco da quando sono bambino mi piacciono troppo i videogiochi”, significa “se sposto questo pixel in questo livello va meglio, ma poi devo rivedermi tutti i livelli del gioco”, significa “ho buttato una settimana a fare quest’animazione, ma col nuovo sistema di gioco devo buttarla e devo pure rifare tutte le altre”, significa “voglio far fare questa cagatina al mio personaggio, ma per fargliela fare devo studiarmi paginate di documentazione e imparare cose e dettagli che non mi interessano”, e altre piacevolezze simili.

Sono tutte robe che si sopportano e in cui uno si infila solo se dietro c’è una motivazione forte, e se si entra nel magico loop del “sì fare questa cosa mi fa cagare, ma ogni piccolo traguardo mi dà soddisfazione per cui proseguo passo dopo passo”.

C’È LA POSSIBILITÀ DI STARE IN UN AMBIENTE LAVORATIVO “VERO”?

Alcuni corsi sono puramente teorici e va bene, altri prevedono la realizzazione di progetti “veri” in itinere o a fine corso, e altri ancora forniscono la possibilità di fare tirocini più o meno professionalizzanti in ambienti di lavoro più o meno “protetti”.

Quest’ultima possibilità è ovviamente da mettere sul piatto della bilancia se si è interessati a inserirsi nel mondo del game development in maniera “vera”: una cosa sono i progetti da forum dove si è in cinquanta e ognuno ci lavora quando può e alla fine se non se ne fa niente non muore nessuno, un’altra lavorare con scadenze e milestone da rispettare, magari con colleghi, capi e clienti più o meno imbecilli e con cui però tocca avere a che fare, e così via.

Potete essere i migliori sviluppatori del mondo quel giorno che vi svegliate freschi e riposati e avete l’ispirazione a mille, ma come siete tutto il resto del tempo? Come ve la cavate quando arriva il capo (perché potrebbe capitarvi di avere un capo vero, non l’amico che fa da semplice coordinatore del progetto) che vi dice che quella cosa che normalmente richiede una settimana la dovete fare entro ieri? Riuscite a resistere alla pressione?

Ovviamente questa non vuole essere un’apologia dei capiufficio imbecilli, ci mancherebbe, però mettersi alla prova in un ambiente lavorativo “vero”, dove non esiste il “lo faccio dopo tanto che fa”, e dove magari c’è lo spettro di penali salatissime e quant’altro, può essere un’esperienza istruttiva e che può aiutare a controbilanciare il pericolo (sempre dietro l’angolo) del lassismo che normalmente assale quando si è “imprenditori di sé stessi”.

Grandissimo @BrunoB ! Ho letto con molto piacere :D

Giusto uno spunto sull’organizzazione dei contenuti: io nel secondo post metterei solo i “titoli”, esempio: “CAPITE BENE COSA VOLETE FARE PRIMA DI INIZIARE QUALSIASI CORSO”) e invece nel post originale metterei un tag [UPDATE] o [EDIT] dove hai aggiunto gli altri contenuti. Giusto per evitare il testo duplicato.

davcri eh ci ho pensato pure io ma poi ho pensato che magari aggiungendo man mano il post originale diventava un tripudio di [EDIT] [UPDATE] etc etc, il testo duplicato magari non è il top però permette a chi ha già letto di “aggiornarsi” senza andare a cercare nel post originale, quindi per ora lascio così, poi in futuro chissà!

No vabbe’ ne avrei messo solo uno di [UPDATE], giusto per le aggiunte più significative :laughing:
Comunque va bene così, era giusto un spunto ;)

Per tornare in tema: sarebbe interessante anche racchiudere qui su Gameloop le esperienze personali di chi ha frequentato scuole simili.

davcri eh, se qualcuno se la sente di scrivere! però c’è il concreto rischio di pestare qualche merdone

Bah alla fine se uno studente che ha frequentato vuole spalar merda (o oro) sulla sua scuola, penso sia libero di farla.

Io in una delle scuole ci ho insegnato per un anno BTW, ma terrei la parola degli studenti che l’hanno frequentata (e ne han cavato qualcosa, perchè ci sono studenti che venivano a lezione e dormivano…) come la più autorevole

Gounemond sìsì ma per esperienza ti dico che non appena cominci a fare nomi e cognomi prima o poi i diretti interessati vengono a farsi sentire chiedendo di rimuovere post e quant’altro “per non dover passare a vie legali” oppure si creano quelle situazioni che se hai parlato bene di A allora devi far parlar bene pure di B sennò fai favoritismi e quindi alla fine diventa un nido di vespe e soprattutto si perde di vista il concetto cardine che è quello di tenere gli occhi aperti e non farsi abbindolare in generale, perché tale concetto verrebbe sommerso dalle solite mille polemiche del cazzo della solita gente del cazzo

Domanda sincera: ma pensate che possa succedere anche con un regolamento scritto?
Se definiamo delle regole di “sicurezza” e moderiamo i post, magari si possono limitare queste brutte situazioni.

Alla fine le recensioni vanno accettate per quello che sono, qui nessuno ci guadagna a parlare bene o male degli altri.

davcri Domanda sincera: ma pensate che possa succedere anche con un regolamento scritto?

Non ho capito esattamente cosa intendi con questo, cmq un sito web come gameloop in Italia ha uno status molto simile ad un giornale, e un giornale e’ in qualche modo responsabile di quello che pubblica.
Quindi per pubblicare testimonianze, uno delle procedure migliori sarebbe trovare persone che vogliano esporre idee con nome e cognome in chiaro, e allo stesso tempo la nostra comunicazione con loro deve verificare l’identita’ ed essere chiara sul fatto che in caso di “problemi”, GameLoop riporterebbe nomi e cognomi delle fonti a chi di dovere, che e’ il modo piu’ sicuro d’azione.
Quindi imho non e’ impossibile che succeda ma appunto e’ un po’ complicato.

davcri Domanda sincera: ma pensate che possa succedere anche con un regolamento scritto?

Sì perché comunque nel momento in cui pubblichi che la scuola X è una truffa puntualmente ti scrive la scuola X per chiederti di togliere il post, magari “per evitare ulteriori azioni legali”. Idem se scrivi che la scuola Y è buona puntualmente arriva la scuola X per dirti “eh e perché noi no?”.

Insomma sono rotture di coglioni che un sito gestito in maniera amatoriale come il nostro secondo me non può permettersi (io personalmente di certo non posso!).

Piuttosto magari potremmo stimolare la gente a scrivere eventuali peste e corna di scuole publisher e quant’altro su siti come Glassdoor, che sono fattapposta, fanno mantenere l’anonimato, ed essendo stranieri sono di default più al riparo dalla “lettera dell’avvocato” delle realtà italiane.

L’unica è che Glassdoor si occupa solo di rapporti azienda/lavoratore, quindi le robe scuola/studente o developer/publisher non so se si potrebbero inserire, magari sì, però se esistessero siti equivalenti e specializzati sarebbe meglio!

trovata oggi su Reddit

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