Sulla comunicazione tra esperti e principianti

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Da qualche giorno mi frullava per la testa di scrivere qualcosa su un tema spinoso, ma più volte ho abbandonato l’idea ripetendomi che non sarebbe servito a nulla, che proprio il problema citato nel titolo avrebbe reso il mio messaggio inutile.

Alla fine mi sono fatto forza ed ho provato ad organizzare un po’ le idee, sperando che risultino utili a chi è più disposto ad ascoltarle.

Sto parlando dei principianti, di come spesso approcciano lo studio e di cosa possono fare i più esperti a riguardo.

Ma partiamo con ordine.

Incipit

Troppe volte si vedono in giro, su forum, chat o gruppi di discussione online, dei thread aperti da persone inesperte che sfociano in flame, offese e chilometriche discussioni.

Nel particolare mi sto riferendo al campo dello sviluppo di videogiochi, un campo che rappresenta la mia professione da quasi dieci anni e la mia passione da molto di più.

Il copione a cui si assiste è spesso il medesimo: nuovi personaggi si affacciano in comunità già avviate ed iniziano a tessere le lodi della loro idea fantastica. Spesse volte pare mancare solo un piccolo dettaglio per spiccare il volo, di solito nella forma di collaboratori da inserire nell’organico.

Irrealizzabilità

La prima cosa, ovvia a chi è già avvezzo alla tematica, ma completamente oscura per chi scrive questi post, è l’assoluta irrealizzabilità del progetto. Come si può mai pensare, infatti, di riuscire a completare in tempi umani, senza fondi e senza esperienza pregressa, un progetto che dei professionisti, con importanti investimenti finanziari alle spalle, impiegherebbero anni a completare, se tutto va bene?

Sarebbe quasi come pensare che domani mi accordassi con qualche amico per iniziare una carriera professionale in uno sport agonistico, con la sicurezza di giungere presto nelle serie più importanti. Chi mai potrebbe pensare questo? :smile:

L’entusiasmo e la passione

Qualcuno dei più esperti inizia a giustificare questo comportamento con l’entusiasmo di chi è alle prime armi. Un fuoco miracoloso che andrebbe salvaguardato, una passione scintillante che andrebbe alimentata, non smorzata.

A mio modesto parere la passione è un sentimento che nasce e cresce col tempo: solo chi ha attraversato le fasi di un iniziale entusiasmo superandolo ed arrivando ad un processo di continuo miglioramento e progresso nei propri risultati, al fine di ricavarne del piacere e del soddisfacimento personali, può dire di averne passione.

Non a caso la parola stessa ha il significato originale di pena e sofferenza. :smile:

Posso avere l’entusiasmo giusto per iniziare a praticare uno sport, ma è la passione che eventualmente svilupperò che mi darà la forza per migliorarmi, pur tra tutte le avversità e gli ostacoli, sia fisici che mentali.

Gradualità

Affinché l’entusiasmo non cessi dopo le prime avversità, c’è bisogno di gradualità e pazienza. Ma qui il principiante deve fare un piccolo sforzo ed immaginare un percorso, dovrà intuire che, proprio come qualsiasi altra cosa nella vita, un’abilità nuova richiederà del tempo per essere padroneggiata, e nulla garantisce che si riesca a farlo secondo i canoni prefissati inizialmente.

Da quello che osservo pare risulti spesso difficile, per un principiante, appellarsi ad esperienze precedenti durante tale percorso. L’intuizione automatica di applicare metodi di apprendimento che hanno funzionato in passato non avviene, questa analogia non viene quasi mai compiuta.

Ritengo che tale mancanza sia spesso da attribuire, almeno nei soggetti più giovani, ad un bagaglio più ristretto di esperienze di lenta crescita al quale appellarsi, da cui deriva l’impossibilità ad effettuare in automatico questo tipo di parallelo.

Gli amici Dunning e Kruger

Lo studio portato avanti dagli psicologi Dunning e Kruger conferma sperimentalmente che l’effetto che prende il loro nome è reale. Se si conosce poco una materia si tende a sottostimarla, a non riuscire ad intuirne le potenziali diramazioni e la complessità delle numerose parti. Chi invece è già dentro ai dettagli di una particolare questione ne comprende meglio l’estensione: sa benissimo di essere su un percorso lento e graduale di conoscenza che lo porterà a nuovi dettagli e nuove combinazioni.

Ma come liberare chi è succube da tale influenza?

Critica costruttiva

Alcuni tra i più esperti si armano di infinita pazienza e provano a tastare il terreno di conoscenze della persona meno esperta, affetta dal fenomeno appena descritto. Cercano in questo modo di far sorgere nuove domande e nuovi dubbi, di far scaturire un socratico so di non sapere che spianerà la via ad un apprendimento efficiente.

Purtroppo la casistica ci insegna che tale processo è quasi impossibile. Instillare cautela, pazienza e saggezza nei principianti non è possibile con le mere parole, sono i medesimi che dovranno liberarsi da questo modello di pensiero per spingersi oltre.

“Io non sono come tutti gli altri”

Queste sono spesso le parole di chi si sente attaccato dalle “critiche costruttive” citate prima. È proprio perché ad uscire dal tunnel dell’effetto DK dev’essere il soggetto che ne soffre che risulta inutile, a mio avviso, argomentare quando si trova in questa fase.

Ritengo sia più produttivo lasciar fare, permettere di raggiungere in autonomia la consapevolezza di quanto la visione iniziale fosse irrealizzabile, di avere un assaggio seppur minimo della complessità sottostimata in precedenza.

Gli esiti in tal caso sono sostanzialmente due. Nel primo il soggetto desisterà, l’entusiasmo iniziale non basterà a spingerlo oltre, a traghettarlo dall’idilliaca idea perfetta alla sua effettiva, lenta e dolorosa realizzazione, ma avrà imparato comunque un’importantissima lezione sulla gradualità, che gli tornerà utile in futuro per applicarla a nuove sfide.

Nella seconda, invece, il soggetto si ritroverà pronto a saperne di più, a penare attraverso numerosi tentativi che lo renderanno più esperto e capace: si ritroverà pronto a tramutare l’interesse in passione, se lo vorrà.

La figura del mentore

Molta importanza, in questo processo, riveste la figura del mentore. Una persona di esperienza che si è già trovata su questo percorso e che ha la voglia di nutrire le ambizioni e i sogni di chi è meno esperto di lui.

Gli insegnamenti di un maestro paziente e dedito possono accelerare di molto il processo di apprendimento di un principiante, ma solo se quest’ultimo ha già superato la prima fase, quella della prigionia intellettuale che l’effetto di DK comporta.

Se così non fosse tutti i tentativi da parte del mentore di spingere il principiante a fare di più verranno giudicati quali attacchi personali, come uscite arroganti e supponenti, ed il principiante verrà spinto ad arroccarsi su posizioni difensive dalle quali risulterà difficile uscire in un secondo momento.

Per questo motivo il mio consiglio è quello di astenersi, inizialmente, dall’impartire lezioni profonde. Il soggetto non è ancora pronto a ricevere con umiltà critiche e consigli, non è ancora in grado di riconoscere la figura di un mentore per sfruttarla a suo vantaggio.

Conclusione

Ritengo sia molto importante aiutare le persone meno esperte, e nel farlo i più esperti possono trarne soddisfazione, gioia e orgoglio. Ma ritengo anche sia errato cercare di forzare tale aiuto nel caso in cui l’altro soggetto non sia disposto ad accettarlo.

La natura del percorso di apprendimento è tale per cui è molto più comune incontrare chi è ancora agli inizi, chi ancora sottostima la complessità dei problemi, rispetto a chi tale fase l’ha già superata. A seguito di numerose osservazioni delle medesime dinamiche credo questo avvenga poiché la percentuale di chi desiste è nettamente superiore a quella di chi invece è pronto a “penare”.

Ciò che i potenziali mentori possono fare, al fine di utilizzare al meglio il loro tempo e la voglia di investirlo nella crescita del prossimo, è semplicemente ignorare chi è nella primissima fase ed aspettarne l’eventuale ritorno, dal momento che l’evoluzione verso la fase di apertura mentale è raramente condizionabile attraverso la discussione.

È un po’ lo stesso problema che i genitori hanno con i figli. Essere troppo protettivi è dannoso. Imparare dall’esperienza è molto potente, quindi a volte è meglio prendere una facciata che stare al sicuro coperti dai suggerimenti degli anziani. Una cosa utile è il creare situazioni di apprendimento tramite esperienza “controllate”, tali per cui il muro atto alla facciata non sia cosparso di punte metalliche arrugginite con tanto di tetano.

I giovani trollano, i vecchi circlejerkano.

Non credo ci sia bisogno di corteggiare il nonnismo oppure polarizzare la community per rendere il gioco facile ai trollatori. Quante community applicano questa regola (anche in forma di line guida o “suggerimento”) del “rispetta gli anziani”?
Tra tutte le community che ho visto, l’unico approccio funzionale è quello che presume semplicemente un rapporto umani-umani: partecipi ad una discussione se mostri il requisito base: essere effettivamente interessato alla discussione (piuttosto che acquistare “punti popolarità” oppure far sfoggio delle tue illuminazioni “al gregge”). Il metodo non è troppo complicato, l’unica vera domanda (oltre al “so di non sapere”.. che ricordo: se c’è qualcuno che pensa di intenderlo come metodo per tutelare i meriti e le competenze degli anziani… evidentemente non ricorda perché Socrate è stato condannato a morte. TL;DR: i giovani parodiavano il metodo di Socrate per trollare gli anziani e l’estabilishment. Leggere “Le Nuvole” di Aristofane per capirne i sentimenti), unica vera domanda da farsi prima di rispondere a qualcuno è: “questa risposta che sto per scrivere… aiuterà qualcuno? Aiuterà me… e come? Aiuterà la persona che la se la leggerà come risposta… e come?”.

Se nella risposta c’è “vittoria” o “sconfitta” (convincere invece è ben altro termine)… beh, questo è un buon momento per rileggere quello che si sta postando e “vittoria/sconfitta” non sia meglio usarlo nel software giusto: magari un FPS, secondo le regole del gioco, invece che di un forum.

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